| Calcio, ancora violenza |
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| Scritto da Marat | ||||
| lunedì 12 novembre 2007 | ||||
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Ci risiamo, ancora una giornata di odierna follia metropolitana in cui il calcio giocato c’entra come i cavoli a merenda.
Un giovane è morto per un colpo sparato da un poliziotto della Autostradale intervenuto per sedare una rissa. La dinamica non è chiara, pare che il poliziotto si trovasse sulla carreggiata opposta a quella dell’autogrill dove sostava l’auto con a bordo alcuni tifosi laziali in trasferta, e che abbia sparato un colpo in aria. Il secondo stranamente aveva una traiettoria bassa e ha colpito un ragazzo che a detta di tutti era una brava persona.
Il ragazzo lavorava nella boutique del padre, di hobby faceva il dj nei locali notturni della Capitale e nelle feste private. E aveva la passione per la sua Lazio. Un padre lavoratore, un fratello avvocato penalista, una ragazza innamorata. Un ragazzo normale, non incline alla violenza becera, estraneo alla guerriglia urbana. E questo ragazzo è morto, in un contesto che ha dell’assurdo, ma che è cronaca quotidiana: quanti ragazzi muoiono fuori delle discoteche per una coltellata sferrata da un coetaneo? E quanti si schiantano in auto a 200 all’ora? E quanti vengono uccisi per 100 euro e un cellulare? Questo ragazzo è morto in maniera assurda, ma subito la sua morte è diventata un pretesto per i soliti delinquenti per sfogare la frustazione per le loro vite inutili e prive di significato contro la società, le istituzioni, l’Autorità. Sicuramente l’inchiesta in atto porterà a delle conclusioni: o il poliziotto ha fatto uso legittimo delle armi e quindi secondo l’articolo 53 del codice penale non è imputabile, o ha sbagliato (per eccesso colposo di legittima difesa fino ad arrivare all’omicidio doloso) e allora pagherà. Ed è giusto così. Ma io, a differenza dei soliti politici-sociologi-psicologi-tuttologi d’accatto, non mi sbilancio a dare giudizi ignorando completamente la dinamica dei fatti, conosciuta solo quel tanto che viene riferito sui giornali. Non condanno il poliziotto, né accuso il tifoso. Aspetto che i fatti vengano chiariti, poi si vedrà. Invece sono incazzato nero per quello che hanno fatto quei sedicenti tifosi noti come “ultras” che continuano questa loro guerra privata contro lo Stato idientificando nei tutori dell’ordine i nemici da abbattere. “10, 100, 1000 Raciti” urlavano questi stronzi per le strade di Roma e di Milano, città generalmente “nemiche” ma stranamente unite nell’odio contro la Polizia.. E i romanisti? Se avessero avuto nelle loro mani il povero tifoso in un altro momento, magari imbattendosi in lui per strada davanti allo stadio, lo avrebbero massacrato di botte in cento però, essendo morto per colpa di uno “sbirro”, lo hanno subito adottato come “martire” della loro folle causa di invasati socialmente inutili per giustificare le follie davanti al commissariato di Piazza del Popolo o alla caserma delle Volanti a via Guido Reni. E i poliziotti assediati, bersagliati da proiettili di ogni genere, costretti a indietreggiare per non sostenere lo scontro fisico onde evitare di fare secca qualche altra testa di cazzo! E se i poliziotti assediati al commissariato, spaventati e incapaci di respingere l’orda, avessero sparato, come successe a piazza Alimonda a Genova? Tutti allora a dire che il carabiniere non avrebbe dovuto sparare, avrebbe dovuto dissuadere i facinorosi con l’eloquio, avrebbe dovuto sparare in aria, avrebbe dovuto porgere l’altra guancia e altre scemenze. Avrei voluto vedere tutti questi “esperti” nei panni del carabiniere, isolato in una camionetta in panne, i vetri in frantumi, gli occhi accecati dal sangue che colava da una ferita alla tempia, le urla dei commilitoni terrorizzati, le sinistre figure degli incappucciati intorno a lui muniti di spranghe-bastoni-travi-estintori, che cazzo avrebbero fatto lor signori, adusi a sprofondare il culo nelle loro comode poltrone in salotto, i piedi riscaldati entro morbide pantofole, il tè delle cinque portato loro assieme alle lingue di gatto e ai pasticcini dal filippino in guanti bianchi (e con stipendio in nero)? A piazza del Popolo il morto non c’è stato, per fortuna o per sfortuna a seconda dei punti di vista. Ma ci siamo andati vicino. Però un segnale confortante si è registrato. Per la prima volta, da quanto mi risulta, la gente “perbene”, quella per intenderci che lavora, che paga le tasse, che ha un auto di proprietà pagata a rate parcheggiata in strada perché non ha i soldi per affittarsi un box, quella gente è scesa in strada. Per difendere la proprietà, si dirà, ma anche per condannare questa gentaglia di merda che è capace di strumentalizzare un povero cristo morto ammazzato per darsi un alibi morale a copertura delle sue nefandezze. Dimostrando che del tifoso laziale a loro non importa niente. Dicono: “hanno ammazzato un tifoso, vendichiamolo!” E che significa, in Italia tutti siamo tifosi, nella redazione del nostro Blog ci sono romanisti, laziali, juventini, messinesi e quant’altro, e allora? Basta questo per giustificare la guerriglia urbana? Se io a un posto di blocco cerco di sfondare la barriera investendo i carabinieri e questi mi fanno secco, siccome sono iuventino le teste di cazzo ultras bianconere sono autorizzate a usarmi come loro bandiera per mettere a ferro e fuoco la città della Mole? Ma andiamo, rifiutiamo in blocco queste scemenze. I pretesti sono appunto tali, cioè misere foglie di fico per nascondere altre motivazioni,a volte anche il nulla. E questa è la peggiore vigliaccata che si può fare alla memoria di un povero giovane morto assurdamente, e alla disperazione dei suoi familiari. Il calcio va avanti, per lo meno quello giocato. Ma sarebbe ora che chi ha responsabilità di governo si dia da fare per metter un freno a questo trend vergognoso, perseguendo senza pietà queste migliaia di teste vuote che trasformano le città in lande desolate da Resident Evil, eliminandole fisicamente (non dico farle fuori, anche se l’idea non sarebbe male, ma perlomeno sbattendole in cella diciamo per una decina d’anni). Cosa servono questi club di ultras? Queste società la cui funzione è quella di taglieggiare i presidenti delle squadre con richieste di soldi e benefits vari? Le quali, se non sono accontentate, scatenano la contestazione più bieca e ottusa, alla faccia del tifo vero e dell’affetto per la loro squadra che dicono di sostenere? Basta, il tifo selvaggio va proibito con tutti i mezzi. E la guerriglia urbana va contrastata duramente, senza cedimenti o paure. E anche l’opposizione (vero La Russa?) deve smetterla di strumentalizzare l’accaduto per attaccare il governo, accusandolo di non saper gestire il problema. E loro, quando erano al governo, cosa facevano? Lo stesso, cioè niente, a parte i soliti discorsi blabla. Lasciando i tutori dell’ordine soli con le loro paure, le loro incertezze, la loro insicurezza. Soli senza istruzioni, con compiti immani da perseguire senza gli strumenti giusti, obbligati a mantenere l’ordine ma senza usare armi e senza fare del male a nessuno, neanche a chi li vuole linciare per trovare un senso alla sua esistenza priva di valori. E questa è una vergogna. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (63) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1716
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