| Anticlericalismo da osteria: quando il primo maggio diventa un'occasione per offendere la Chiesa |
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| Scritto da Marat | ||||
| giovedì 03 maggio 2007 | ||||
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Il corteo sfilava con le sue brave bandiere in testa, con gruppi sindacali e politici distinti ma idealmente uniti, magari c’era anche la banda musicale che accompagnava la marcia pacifica al suono delle polche e delle mazurche tipo Raul Casadei, e poi immancabilmente sfociava nella piazza grande dove era allestito il palco delle personalità, in primo luogo per i sindacalisti confederali, e poi per gli ospiti d’onore tra cui gli intellettuali "proletetari”.
La folla festosa sciamava allegra e rilassata e là confluiva per godersi uno spettacolo tra amici fatto di musica, danze, baci e abbracci, discorsi con un senso politico. C’erano i banchetti con le salsicce e la birra o il Lambrusco, c’erano le patatine fritte, c’erano i gadget dei sindacati da comprare per sostenere la causa. C’era un’atmosfera serena, una tregua nelle convulse giornate dense di battaglie per la scala mobile e i contratti collettivi, una pausa ritagliata “nel logorio della vita moderna”.
Poi è arrivata l’era dei megaspettacoli e dei megaconcerti e neanche il I° maggio è scampato alla trasformazione mediatica, da festa con un senso politico e morale a megaraduno chiassoso di gente che probabilmente non ha mai lavorato o ha fatto finto di farlo, con buona pace degli organizzatori. Hanno prenotato per l’eternità piazza San Giovanni (notare la vicinanza casuale o no fate voi con il Laterano, forse per meglio sfidare e provocare l’alta gerarchia vaticana) dove da diversi anni ormai si succedono colossali adunate oceaniche di giovani e meno giovani, più o meno strafatti di birra e di canne, che si sentono gratis un concerto live dove si susseguono senza interruzione cantanti, cantautori, band e gruppi vari, noti e meno noti. La kermesse pian piano è diventata un appuntamento mediatico notevole, con tanto di presentatore (?), di comici, di tizi che circolano sul palco con funzioni spesso non ben chiare, con tanto di diretta televisiva RAI e di collegamenti di radio e tivù private. Di I° maggio originario c’è ben poco, a parte i soliti discorsi precotti sui diritti dei lavoratori blablabla, però c’è molto dei concerti di San Siro o del Circo Massimo. Almeno lì, però, si sente musica, più o meno buona, ma non ci sono rotture di balle politico-ideologiche, pillole o supposte di cultura politica introdotte abusivamente nella psiche dei fruitori.
Altrettanto invece non si può dire dell’adunata di San Giovanni, raduno confuso di 400.000 individui cui sono state propinate un po’ di cazzate da un sedicente presentatore autoreferenziato, tale Andrea Rivera, che dal palco della manifestazione ha lanciato delle bordate da rivoluzione culturale cinese contro il Papa e la Chiesa, probabilmente alticcio per le generose libagioni di cui ha goduto a sbafo. Il Rivera (da non confondere con il golden boy bandiera del Milan anni Sessanta e Settanta che segnò il gol del 4 a 3 con la Germania nella semifinale dei mondiali messicani), il Rivera dicevo, tra battute da trattoria di Trastevere (“…il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo: sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta”), tra considerazioni degne di miglior filosofo (“…non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana… assieme a Cristo infatti non c’erano due malati di sclerosi laterale ma due ladroni”) e tra velenosi raffronti estrapolati da un contesto omogeneo utili solo a offendere fingendo di difendere (il riferimento a Quattrocchi è impietoso: “…perché se un operaio cade da un’impalcatura non diventa eroe nazionale? Perché non grida ‘guardate come muore un italiano’?”), si destreggia goffamente e in maniera inelegante a presentare la scaletta dell’evento canoro tipo Festivalbar (ma non si era detto che era il primo maggio?). Che bisogno c’era di sparare sulla Chiesa? Perché buttarla in contestazione becera e grossolana, fine a sé stessa, stupida oltretutto perché priva di un contraddittorio? Solo per raccogliere qualche applauso tra i manifestanti strafatti di birra e di canne, con la kefiah al collo e la maglietta con la faccia del Che addosso? Solo perché oggi, per essere “in”, bisogna mostrare un anticristianesimo, anzi un anticattolicesimo virulento, cattivo, ignorante e chiassoso, neanche il Papa fosse Hitler e la Chiesa la Spectre? Ma chi cavolo è questo Rivera? Non lo conosco. Mi documento un po’ su giornali e internet. Sto tizio pare che sia un artista di strada, uno di quelli per intenderci che strimpella sul marciapiede con un berretto per terra a raccogliere qualche spicciolo. Magari suonicchia anche bene, ma questo sui giornali non è spiegato. Però, probabilmente, deve essere anche un po’ scarso se ha collezionato 27 denunce per disturbo della quiete pubblica, quindi deve essere uno di quelli che scassa i timpani e rompe i coglioni a chi vuole mangiare tranquillo in trattoria o godersi una serata fresca col ponentino nei capelli. I suoi spettacoli di strada, che a suo dire si rifanno al teatro popolare e a Gaber (scusa Giorgio, perdonalo!), sono fatti di sfoghi, invettive, battutacce contro la società, la borghesia, il potere, la Kiesa, i politici di destra (fascisti) e di sinistra (traditori del popolo) e così via. Ha fatto anche un po’ di teatro e di televisione (?) finchè ha avuto una certa approvazione da parte della giuria del festival nazionale intitolato a Gaber (aridàje!) ed è stato notato dalla Dandini che lo ha cooptato alla trasmissione televisiva “Parla con me”. Siccome non l’ho vista non posso esprimere giudizi.
Però su un cretino che, ottenuto il riconoscimento della intellighenzia di sinistra, è stato dirottato a presentare come un consumato ed esperto professionista quella kermesse pacchiana che è diventata il primo maggio a Roma, i giudizi li esprimo eccome. E pure sui cretini che conoscendo il tipo gli hanno dato carta bianca oltre che visibilità mediatica. E sui suoi sodali e mandanti politici che hanno provato grande soddisfazione a vedere la piazza infiammata e plaudente alle sue esternazioni clownesche contro l’autorità morale (la Chiesa) che non gliene passa una e che ha una capacità di aggregazione e di coinvolgimento che loro si sognano, e che poi, a festa finita, si sono “dissociati”, hanno “preso le distanze”, hanno “sconfessato” il guitto da osteria. Distanze comunque minime e sconfessioni di facciata se è vero che Prodi se n’è uscito pateticamente con la frase che “…parte delle gerarchie della Chiesa cattolica in Italia contrastano la realizzazione di parti del programma del governo di centro-sinistra”, quasi a giustificare l’attacco sferrato dal sedicente capopopolo (o capocomico). E allora? Se parte delle gerarchie “non ci stanno” con Prodi che facciamo, le fuciliamo? Facciamo come nella Spagna del 1936, all’epoca della guerra civile? Non lo dicono apertamente, ma sotto sotto sono sicuro che ci pensano eccome. Alla faccia della democrazia, valore che dovrebbe andare a braccetto col primo maggio. A proposito di democrazia, durante la manifestazione di piazza San Giovanni un gruppo di facinorosi rifondaroli hanno insultato e aggredito Mariotto Segni e alcuni suoi sostenitori che sostavano presso un banchetto per la raccolta delle firme per il referendum sulla riforma del sistema elettorale (argomento su cui tornerò presto, vista l’importanza enorme). L’hanno spintonato, hanno ribaltato i banchetti e hanno sottratto un elenco di 200 firme già raccolte. Una volta queste azioni si definivano “squadriste”, con riferimenti diretti al biennio rosso. Adesso le chiamano esercizio della democrazia. Del resto Bertinotti, presidente della Camera in cachemire, si permette di dire che il referendum elettorale ”mina le basi della democrazia”, e nessuno lo fa internare. Se la terza carica dello Stato dice queste cose allora siamo messi maluccio… Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (15) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 649
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