| alcol, droga e auto killer |
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| Scritto da Marat | ||||
| martedì 17 luglio 2007 | ||||
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Non che nei giorni feriali non manchino mai i morti e i feriti su autostrade, statali e provinciali e a volte anche nelle strade urbane, ma nel fine settimana si ha un’impennata del numero di incidenti automobilistici e delle morti ad essi collegate.
Il fenomeno non è una novità degli ultimi lustri, però l’incremento vertiginoso della motorizzazione lo ha amplificato in maniera preoccupante. Più auto in circolazione significa più traffico, più automobilisti frustrati e irritati, desiderosi di arrivare “prima” e non fare la fila, e in definitiva significa più potenziali killer al volante. A ciò si aggiungano due elementi di rilevante importanza: il numero enorme di giovani, a volte giovanissimi, alla guida di autovetture e moto spesso potenti, e l’abuso di alcol e droghe. Tutto qui. Questi elementi concorrono, in misura variabile ma comunque efficace, a determinare gli esiti drammatici di serate spensierate che terminano con gente falciata sulle strisce pedonali, ciclisti o motociclisti abbattuti come birilli, automobilisti schiacciati o briciati vivi. Il problema però non è irrisolvibile, da parte del legislatore e delle autorità preposte alla prevenzione e alla repressione, soltanto che bisogna fare chiarezza una volta per tutte su determinati principi e assiomi e ripudiare con coraggio le ambiguità e i preconcetti ideologici che impediscono di affrontare con efficacia l’emergenza, che poi come si è visto emergenza non è poiché esiste da decenni. Primo punto: ci sono troppe auto in circolazione, alla faccia dell’inquinamento, del traffico urbano e deille emissioni di CO2. E allora? Beh, sarebbe se non intelligente per lo meno coerente con le ipocrite dichiarazioni di intenti dei governanti e degli industriali del settore che si iniziasse a fare una seria politica di disincentivazione dell’uso dell’auto, altro che rottamazioni ed ecoincentivi a go-go per “rinnovare il parco auto” e “ridurre le emissioni”, panzana ignobile rifilata ad ogni piè sospinto dagli ambientalisti d’accatto come se questa fosse la panacea dei problemi del mondo. Per far questo bisognerebbe potenziare gli antiquati mezzi pubblici e implementarne il servizio offerto (in città come mezzi di superficie e metropolitane ma anche nelle lunghe percorrenze, cioè corriere, treni e aerei, abbassando le tariffe relative: prezzi più bassi ma aumentandone l’utilizzo aumenterebbero comunque gli introiti). Invece cosa vediamo ogni giorno? Offerte per l’acquisto di nuove autovetture superaccessoriate che si prendono adesso e si iniziano a pagare fra due anni, con assicurazione e assistenza stradale inclusa per tre anni. SUV e fuoristrada mostruosi da Camel Trophy spacciati per veicoli funzionali per la famiglia. Famiglia che in media possiede due auto, ma spesso il numero è anche di tre o quattro, una per ogni componente perché poverini, il papà ci va al lavoro, la mamma ne ha bisogno per recarsi in palestra, e i due pargoli che frequentano comitive diverse ne hanno bisogno per i loro giretti. Addirittura circolano le mini-car, quegli osceni aborti di auto-giocattolo dai costi per pochi figli di papà ma che ingombrano, inquinano e in definitiva rompono i coglioni come le auto normali. Solo che possono essere guidate anche dai minorenni che non conoscono un tubo di codice della strada e se anche lo conoscono non gliene frega niente di rispettarlo. Addirittura sentiamo dire da certi ministri colpiti da encefalopatia spongiforme che sarebbe allo studio l’idea di abbassare l’età della patente a 16 anni, anche se, ci mancherebbe, solo se accompagnati (magari dal fratello cocainomane) e con veicoli che non superino i 100 km/h. Come se per falciare una sedicenne o per sterminare una famiglia in vacanza fosse necessario fare almeno 101 km/h. Ma chi vogliamo prendere in giro? Vogliamo ammetterlo una volta per tutte che il mercato delle auto, Fiat e dintorni, tira l’economia e il suo indotto è mostruoso e fa mangiare un sacco di gente, oltre che fa guadagnare tanti soldi allo Stato-vampiro tra bollo, carburante, IVA sul costo e sui ricambi, assicurazione obbligatoria, tickets sui parcheggi, e multe a tutto spiano? Almeno lo ammettessero pubblicamente, anziché fare la faccia preoccupata e il giorno dopo fare leggi e decreti per sostenere il mercato automobilistico in crisi, poveretto! Allora, se non si può (o non si vuole) ridurre il parco auto circolante, bisogna concentrarsi sugli altri aspetti della questione. E’ risaputo che la velocità eccessiva è la prima causa degli incidenti. Allora, dico io, che senso ha mettere autovelox senza pietà e poi permettere che vengano commercializzate auto che fanno 250 km/h o anche più? Non si potrebbe mettere il limitatore di velocità di serie? Ma come, così ci limitano la libertà di essere automobilisti spericolati con il brivido del vento nei capelli e il rumore adrenalinico delle sgommate. E allora avanti con gli autovelox, ma aggiungerei anche le auto-civetta della Stradale che circolano, riprendono con una telecamera gli automobilisti pericolosi e poi li fermano e li tritano. Perché se tutta questa prevenzione è limitata solo a incassare i soldi delle multe e a rosicchiare punti sulla patente per poi costringere gli automobilisti pericolosi a pagare le scuole-guida (che ovviamente ringraziano) per riavere una patente nuova, allora è tutta una buffonata. A parte il fatto che questo sistema repressivo fiscale finisce per penalizzare quasi esclusivamente il ceto medio-basso, poiché i nullatenenti (pensate agli zingari) non pagano e continuano a girare senza bollo e senza assicurazione, e i ricchi se ne sbattono perché si possono permettere tutte le multe e tutte le patenti nuove che vogliono; ma soprattutto l’effetto finale, il deterrente per quei comportamenti pericolosi che possono con alta probabilità provocare vittime sulle strade, non viene raggiunto. Senza contare poi l’estrema facilità di impugnare le multe per eccesso di velocità grazie ad avvocati senza peli sullo stomaco che consentono di annullare le contravvenzioni e di recuperare la patente, e grazie a giudici di pace con poche idee molto confuse sull’opportunità di dare un contributo decisivo alla lotta ai guidatori killer con un indirizzo repressivo uniforme. Per finire poi c’è il fenomeno più preoccupante, questa sì una vera emergenza sociale: il consumo o l’abuso di droghe e alcol. Il problema è complesso, perchè equiparare in senso assoluto l’alcol a una droga è un’operazione di marketing cretina e semplicistica: bere un bicchiere (uno solo, beninteso!) di Amarone o di Barbaresco è un piacere, e chi lo fa non è un relitto da SERT o un pericolo pubblico, mentre drogarsi (dallo spinello in su, anche se gli effetti di una canna e di una dose di eroina sono diversi) è sempre e comunque sbagliato: la droga non fa mai bene, gli effetti immediati possono essere anche piacevoli (!) o poco avvertiti, ma quelli a lungo termine sono devastanti. Certo poi che se dal consumo misurato di alcol, fatto con giudizio e tenendo conto delle circostanze, si passa all’abuso o all’alcolismo cronico, allora il discorso è diverso, e si può parlare scientificamente di una tossicodipendenza da alcol (o alcol-dipendenza che è la stessa cosa). Fatta quasta debita premessa, la distinzione tra consumo misurato di alcol e consumo di droga, occasionale o meno fa lo stesso, il risultato finale è identico: chi guida non deve bere e non deve drogarsi. Perché se lo fa, è come se si munisse di una Uzi con la licenza di uccidere chi gli attraversa la strada: i riflessi sono rallentati, la percezione delle distanze e della velocià è distorta, la capacità di critica e giudizio (cioè il rendersi conto delle conseguenze di ciò che si sta facendo) è allentata o abolita e la possibilità, anzi la probabilità, di causare un incidente o un investimento di pedoni è altissima. Per cui, capito questo ultimo punto, tutto diventa logico e consequenziale. Basta con gli atteggiamenti permissivi sulla droga, con l’artificiosa distinzione tra droghe leggere e pesanti. Basta con le minchiate di alzare o abbassare a seconda degli umori del momento il valore della dose personale quotidiana. Basta con gli ammiccamenti di certi politici e intellettualoidi “contro” da salotto che inneggiano alla liberalizzazione, alla legalizzazione della droga, alla cultura dello spinello e del cannone “che tanto l’abbiamo fatto tutti”: ma brutti coglioni, ve lo sarete fatti voi e infatti si vedono i risultati. Salvo poi assumere lo sguardo contrito di quelli che stigmatizzano le stragi del sabato sera. Perchè cari liberalizzatori delle balle, cosa credete, che la pasticca di ecstasy assunta dopo un Mojito e tre birre non è parente stretta dell’”innocuo” spinello che voi volete concedere a tutti, per avere una massa di manovra facilmente strumentalizzabile? Non sapete forse che le canne comunque determinano danni neurologici e soprattutto producono effetti di destrutturazione della personalità? E che sono l’anticamera delle droghe “pesanti” attraverso lo sbandieramento di un pericoloso lassismo morale presentato come un traguardo di liberazione? E l’alcol a go-go, come annunciano i vari Vasco e Ligabue che voi amate tanto perché fanno tendenza, in quanto protestatari per vocazione e anarcoidi ribelli (a che, visto che di soldi ne hanno tanti e fanno una bella vita, a differenza dei loro fans), non ritenete che sia una cretinata che rovina la vita, altro che rendere “fighi”? Assumentevi le vostre responsabilità: ammettendo la liceità e l’innocuità (che è scientificamente negata) della droga leggera voi autorizzate moralmente e accettate le migliaia di morti sulle strade. Invece l’unica risposta da dare per arginare questa piaga è una legge dura che però venga applicata alla lettera, senza sconti e senza distinguo. Si facciano controlli a tappeto, e non solo il venerdì e il sabato sera, e chi viene trovato al volante con l’alcolemia o con droga sia sanzionato pesantemente. L’alcolemia si determina con l’etilometro, invece per la droga bisognerebbe fare prelievi ematici o di liquidi biologici che attualmente non sono consentiti, senza contare la difficoltà di addestrare gli operatori dell’ordine ad eseguire tali prelievi (improponibile). Allora si faccia una equiparazione: chi è in possesso di droga, è un potenziale consumatore, quindi un potenziale automobilista killer. E si agisca contro di lui come per chi supera il valore soglia di alcolemia. Tra l’altro, paradossalmente, la situazione attuale penalizza chi magari si ferma all’autogrill a mangiare e si fa una birretta piccola, con probabile superamento, anche se di poco, della fatidica soglia dello 0,5 per mille, benchè non sia certo in stato di ebbrezza, mentre la positività alle droghe delle valanghe di individui che giorno e notte sfrecciano dopo essersi fatti di pasticche o aver sniffato coca ferocemente non è determinabile e quindi perseguibile! E’ evidente che a questa stortura bisognerebbe porre rimedio, se è vero chè un italiano su quattro e un giovane su tre usa almeno occasionalmente droga. Ma attenzione: una volta determinato che il soggetto ha un’alcolemia superiore al consentito o è in possesso di droga, deve essergli ritirata la patente, ma non per sei mesi, ma facciamo per 5 anni. E se viene beccato a guidare senza patente dopo la segnalazione per i motivi di cui sopra, la patente gli venga ritirata a vita e vada in carcere per qualche anno, senza sospensione condizionale della pena. E se sotto effetto di alcol o droga ha ammazzato qualcuno, vada in galera subito (e ci resti a lungo a meditare sulla sua sconsideratezza criminale) e la patente gli venga tolta per non meno di 10 anni. E se dopo lo ribeccano ancora positivo, la patente gli venga revocata a vita assieme a una lunga pena detentiva, forse così gli si impedirà di assassinare qualche povero cristo che torna a casa la sera dal lavoro sulla sua utilitaria o attraversa le strisce in una zona poco illuminata. Sarebbe bello cominciare a vedere in giro un bel mucchio di gente costretta a usare i mezzi pubblici per spostarsi come “pena” per il loro “vizietto”, senza che abbiano la possibilità di ottenere patenti facili e veloci dietro il pagamento della solita sommetta agli amici delle autoscuole. Sarebbe bello vedere coglionazzi che sfrecciano a 220 km/h, magari sulla corsia di emergenza, bloccati da controlli a tappeto e pattuglie disseminate ovunque che li spazzolano a dovere. Sarebbe bello vedere quinti dello stipendio sequestrati ai suddetti coglionazzi per pagare le multe per eccesso di velocità o guida pericolosa elevate a cifre sostanziose. Sarebbe bello vedere insegnato alla gente, i giovani soprattutto, che il guidatore bravo non è quello che corre, ma quello che arriva e che non fa mai incidenti. Basta solo un po’ di buona volontà e di sano buon senso. Un po’ di coerenza nelle idee e nella loro applicazione. E la coscienza che dietro a comportamenti criminali e antisociali ci stanno buone intenzioni, permissivismo, antiproibizionismo e tolleranza buonista, almeno finchè la disgrazia non tocca noi o i nostri cari. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (34) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 962
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