| L'Islam intimidisce Santoro? |
| Scritto da Marat | ||||
| mercoledì 11 aprile 2007 | ||||
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Si parlava della violenza sulle donne consumata quotidianamente in Italia, con un parallelo sconvolgente tra le coppie italiane e quelle di cultura islamica. In studio erano presenti una parlamentare leghista, una comunista (la Belillo), e numerose donne nordafricane provenienti dal Marocco all’Egitto, quasi tutte velate. Completavano la platea, oltre al pubblico giovanile, una donna musulmana paladina dei diritti civili delle sue connazionali e una sua corrispettiva italiana, con una agghiacciante storia alle spalle di violenza sessuale perpetrata ai suoi danni e sulla sorella maggiore dal padre alcolista.
I servizi che periodicamente si inserivano nel dibattito aprivano di volta in volta nuovi e raccapriccianti scenari: resoconti di incesti protratti per anni e conditi con botte, spesso sopportati in silenzio da madri spaventate, storie di mariti-padroni che massacravano mogli e figli per i motivi più banali, e poi tutta una serie di storie orride su donne islamiche brutalizzate dai rispettivi mariti con la complicità attiva dei familiari (anche donne!) di lui. Insomma, il filo conduttore doveva essere la violenza sul sesso “debole”in tutte le sue forme, ma si è ben presto trasformato in un duro atto d’accusa sulla mentalità retrograda e misogina con cui gli uomini musulmani (mal)trattano le mogli, sia arabo-magrebine che italiane. Le risposte che venivano date all’inviata di Annozero erano un misto di negazione, omertà, accettazione rassegnata, giustificazionismo a buon mercato, anche da parte delle donne islamiche, quasi tutte velate e spesso terrorizzate dall’idea di essere filmate e riconosciute. E parlando di maltrattamenti, mentalità maschilista, cultura misogina, Islam in genere, il servizio finiva per entrare nella roccaforte della religiosità musulmana: il mondo delle moschee italiane, spesso luoghi di culto inadeguati alla funzione, e gestiti da personaggi inquietanti che infiammano i “fedeli” con sermoni al vetriolo sull’odio contro gli “infedeli” (noi), sulla necessità di punire gli “estremisti” (cioè noi e gli ebrei), sul rifiutare l’integrazione nel mondo occidentale (che li ospita) evitando comportamenti propri della società accogliente e mantenendo usi e costumi originari, anche illeciti e offensivi, nel nome dell’ortodossia al Profeta. Poi si scopre che il cosiddetto “imam” della moschea di via Cottolengo a Torino, tale Mohammed Kohaila, non possiede la laurea in Sha’ria, quindi è un po’ come la dottoressa Tirone che si spacciava per medico o giù di lì. E quest’accusa veniva rivolta in presa diretta al pseudo-imam da un vero laureato in Sha’ria, che denunciava anche come, lasciando spazio a questi integralisti ignoranti non autorizzati, si apre la strada al fanatismo, al fondamentalismo anti-occidentale, al reclutamento di terroristi. Il discorso veniva allargato anche al rapporto ormai estremamente problematico, per non dire conflittuale, tra gli immigrati di fede islamica e i vecchi cittadini di Torino che ancora resistono negli enormi caseggiati popolari colonizzati da una moltitudine di nordafricani, i quali stabiliscono gli orari della Preghiera imponendo ai condomini divieto di fare rumore e obbligandoli a sentire gli ululati e i gemiti dei vari muezzin o pseudo-tali, mentre loro poveretti devono stare attenti a non beccarsi delle coltellate o delle sprangate che vengono elargite con generosità durante le frequenti risse tra i magrebini ubriachi (ma come, non sono astemi?) che avvengono di giorno e di notte. Insomma, una vera inchiesta giornalistica che descriveva i fatti, mostrando una certa presa di posizione: per forza, c’è un limite anche al multiculturalismo e alla tolleranza se non si vuole passare per sostenitori della violenza sulle donne, né giustificare le vessazioni dei vecchietti torinesi asserragliati nelle loro stanze, dimenticati dal Sindaco e dalle istituzioni o approvare il ruolo dei capipopolo fanatici tipo il tizio di via Cottolengo. Un’inchiesta giornalistica quindi ben fatta, vero servizio pubblico offerto dalla tivù di Stato, che prevedeva una seconda puntata, cui erano stati invitati altri membri del mondo islamico in Italia, compreso il portavoce dell’UCOII. L’interesse era grande, la necessità di un approfondimento era ovvia, e poi cosa è successo? Annozero giovedì 5 aprile va in onda ma il tema trattato è l’immondizia. Certo, tematiche sempre attuali, delicate, importanti per noi cittadini pieni di problemi e spesso privi di adeguati strumenti di informazione. Ma che non sono lontanamente paragonabili, per interesse pratico ed emozionalità, all’argomento dell’universo islamico, anzi degli universi islamici, in Italia. Anche Santoro, guerriero di tutte le campagne proletarie, randellatore manesco dei vizi altrui, brusco e brutale fustigatore di nemici, ha paura di scatenare la reazione dei musulmani? O di scontentare i capoccia RAI che gli pagano lo stipendio (si sa, tutti teniamo famiglia….) e che non vogliono complicazioni? O magari di passare per tirapiedi di Fini e Bossi? Si accettano scommesse. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (95) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1214
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